Storia di Ida


Ida racconta.

Ieri, quando mia madre ha aperto gli occhi e mi ha accolta con un sorriso e abbracciata e baciata ripetutamente, ho capito subito che c'era qualcosa che non andava. Mi sono ritrovata catapultata in un mondo parallelo. "C'è un uomo che deve arrivare - mi ha detto - voglio mettermi le scarpe belle". Io le ho messo i suoi sandali da casa e lei era tutta contenta. "Andiamo, bisogna preparare la casa, tirare fuori gli addobbi, imbandire la tavola". "C'è una festa?" le ho chiesto. E lei: "No, proprio una festa no, ma bisogna accoglierlo bene". Era un certo Gianni che doveva arrivare e io mi chiedevo se fosse qualche suo amico venuto dal passato o suo zio o un Gianni di fantasia. Ma non ha importanza, non ha importanza davvero. È senz'altro meno doloroso saperla in un suo mondo immaginario che vederla soffrire. "Chi è quel bambino così carino?", mi ha chiesto infine sorridente indicando nel vuoto. "Non lo conosco - le ho risposto - vado a chiederglielo".

Ida, che si è rivolta a me per avere supporto e sostegno, sta accompagnando la madre nella fase terminale della sua vita.


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